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Marina Minet - So di mio Padre, me

 

Un grano di rubino”, così complesso e prezioso, così singolare è il tema di questa raccolta di Marina Minet, una poetessa che certo arrotonda le immagini in versi semplici, scorrevoli come fossero naturali. La raccolta, divisa in due parti, nella prima prima “Tenere rovine” è come se preparasse alla seconda, con il suo lineare e delicato soffio d’infanzia, incastrata in immagini nitide e snelle tanto da sembrare visibili in noi, nel nostro stesso percorso di vita. La seconda parte invece descrive il nocciolo della raccolta e dà, pertanto, anche titolo all’intera silloge: la figura paterna. Se nella prima parte è modellata tra le immagini, l’inconsapevolezza, la freschezza dell’infanzia, nella seconda, attraverso la figura del padre, si nota la forza di questo io che cresce tuttavia consapevole, ben lucido a trasmettere l’idea di sé e la propria identità, formata forse di riflesso alla figura del padre, quasi percepito come un “ostacolo molesto”. Attraverso la figura del padre, appunto, l’io identifica e conosce se stesso. Più volte infatti viene nominata la verità tra le righe, perché dalle piccole verità di un padre, cresce e viene modellata la coscienza di un figlio: “La verità del buio è l’incoscienza”. Un disegno complesso questa figura del padre, che raffigura in pochi versi diversi sentimenti umani quale l’orgoglio, l’ira, la tenacia, la volontà ed altri. Dietro questi sentimenti si nasconde una figura paterna quasi dispotica, di forza troppo sconfinata per un figlio, quasi fosse un dio: “Niente muore del tuo regno”; ma al contempo, una figura paterna debole che cerca di vincere le proprie sconfitte. Il tutto, chiude poi quasi in modo amaro: “Lo sguardo al passato è un destino”, con la consapevolezza che tutto, i sentimenti, le nostre storie, facciano parte della nostra vita, formando il nostro destino.

 

 

 

 
Marina Minet il cui vero nome è Teresa Anna Biccai, nasce a Sorso il 7 gennaio 1967. Le sue poesie rivolgono un’attenzione particolare ai tomenti dell’esistenza e alle semplici inquietudini che segnano e contemporaneamente arricchiscono l’anima. Fra le sue varie pubblicazioni citiamo i romanzi collettivi al femminile ESTemporanea, edizioni liberodiscrivere, e Malta Femmina, edizioni Zona. Due monografie poetiche: Le frontiere dell’anima, liberodiscrivere editore, e la recente pubblicazione Il Pasto di legno disponibile su Lulu.
 
 

Si ringrazia per la realizzazione di questo ebook Fabrizia Milia, fotografa della foto di copertina. 
 

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Claudio Pagelli - Buchi bianchi

 

non buttarmi addosso / le spine dei tuoi occhi”: è fatta di spine, di ombre, di spiragli che filtrano poca luce la poesia di Claudio Pagelli; una poesia molto intima, carnale e consapevole che ogni verso sia parte di un qualcosa che va oltre, che respira, nasconde e disseta. All’interno vi sono giochi di luci ed ombre, visioni e memorie, parti di “quel camminare distratto” che alterna il darsi ed il sottrarsi a colei che, in qualche modo, annida l’amore. E’ immancabilmente una poesia d’amore questo insieme d’immagini e di susseguirsi di metafore originali, che cercano continuamente l’altro, la presenza dell’amata, il suo tocco: “toccami come si tocca una luce rara”, “questa radice d’aria / che mi tiene ferma come pietra”, “artigli che strappano l’anima”; tutti richiami ad un amore carnale e viscerale che denuda l’anima di fronte all’amata. Non sembra esserci spazio per la solitudine tra questi versi,  eppure nell’amore, l’io poetico pare solo, come se l’amata non guardasse e non s’accorgesse di lui “sono qui, mi vedi?”. E’ però in questa solitudine, mista a delusione, che il poeta continua a cercare l’amore: “questa radice d’aria che mi tiene ferma come pietra”, ben saldo nella sua posizione e nella sua ricerca dell’amata. Anche la forma compatta della poesia, i versi brevi, la linearità del verso, le pause, creano l’atmosfera di una poesia intima, una poesia che ben conosce se stessa e non manca alla ricerca della perfezione del verso, in ogni dettaglio ed ogni curvatura delle immagini.  

 

 

 

Claudio Pagelli nasce a Como nel 1975. Autore de “L’incerta specie” (LietoColle, 2005, prefazione di Manrico Murzi),  “Le visioni del trifoglio” (Manni, 2007, prefazione di Fabiano Alborghetti) e "Ho mangiato il fiore dei pazzi" (Dialogo, 2008). Con Emanuele Gregolin ha pubblicato plaquettes artistiche per i tipi Pulcinoelefante. Premiato in numerosi concorsi letterari di interesse nazionale, sue poesie compaiono in antologie, cataloghi d’arte, siti a tema e riviste di settore. Presidente dell’Associazione Culturale Helianto, vive e lavora a Rovello Porro, nel comasco.
 
 
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Si ringrazia per la realizzazione di questo ebook Mauro Montini Bellosio, fotografo della foto di copertina.

 

Aldo Ferraris - Luogo nascosto

 

Così è il luogo nascosto, / la meta adagiata nel buio” – qui giocano i chiaroscuri della poesia di Aldo Ferraris, come in un affresco che cela ma tuttavia svela vecchi sentieri e tratti poco confusi per l’animo del poeta. Una visione della poesia più intima di quello che animo-corpo possono custodire e vivere. Cosciente questa poesia, pragmatica: continuamente intrattiene ricordi, sguardi, luoghi, emozioni comprese tra il sogno ed il reale, quasi sempre passato. Anche il futuro in questa poesia nasce dal passato “Quando saremo si schiuderà, / sulla soglia frantumi di luce / che ricordavamo innocenti”. E’ come se anche il presente-futuro fosse qualcosa che già fugge, già si nasconde al poeta. Il linguaggio usato per descrivere le immagini sembra evidenziare una nota di speranza che inconsciamente si conosce, sfocia nel nulla. Il punto d’incontro però sta sempre nei luoghi. Questi diventano vivi, “tracce incise”, “nel bosco che scruta il cuore”. L’io poetico non manca nel suo continuo rimarcare il desiderio di esserci, giocando con i verbi di presente e futuro, di esistenza, come fosse l’unica cosa logica dentro questa poesia. Molto sensuale il dualismo poeta-donna o poeta-antagonista, che anche nell’essere insieme rimangono comunque nel lato nascosto dell’affresco, celando l’un l’altro qualcosa, coscienti del-“l’accoglienza del dubbio”. La raccolta viene interamente accompagnata da un linguaggio incisivo e curato, fluido ed e che non lascia nulla di superfluo nella creazione delle immagini e delle metafore.

 

  

Aldo Ferraris, è nato nel 1951 a Novara, dove risiede.
Ha pubblicato le raccolte di poesia: Miles (Regione Letteraria, 1972); La cattedrale sommersa (Rebellato, 1978); Polimorfismi (Seledizioni, 1982); Ventidue mutamenti dell’I KING (TAM TAM, 1987); Guardiano di stagioni (Tracce, 1989); Mantiche (Anterem, 1990); Codici (Anterem, 1993); Horus, parola improvvisa (nell’antologia: 7 poeti del Premio Montale -Scheiwiller, 1993) - quale uno dei vincitori del Premio Montale nella sezione inediti; Grande corpo (Anterem, 1997); L’orgoglio dell’assenza (All’antico mercato saraceno, 1999); Antichissima figlia (La luna, 2000 - con una incisione di Antonio Battistini); Acini di pioggia (Gazebo, 2002); Nulla sarà perduto (Archivi del ‘900, 2004 - Premio Antonia Pozzi); Danza di nascite (Azimut, 2006); Immensa creatura (Lietocolle, 2008); L’ospite sulla soglia (Raffaelli, 2009).
Il libro di filastrocche per bambini: Che dono vuoi bambino del mondo? (Fondazione Marazza, 2005 - Premio: La casa della fantasia).
La raccolta di racconti: L’invenzione collettiva (Editing Edizioni, 2006).
E’ presente nelle antologie: Poeti italiani nati dopo il 1950, a cura di A. Spatola (Cervo volante n. 15/16, 1983); Ante Rem - Scritture di fine novecento (Verona, 1998); Il segreto delle fragole - agenda 2001 - 2002 - 2004 (Lietocollelibri); Così pregano i poeti (San Paolo, 2001); Vent’anni di poesia. 1982-2002 (Passigli, 2000); Il corpo segreto (Lietocolle, 2008); Documenti di viaggio (Torino Poesia, 2008); Pollockiana (Torino Poesia, 2009).
Suoi testi sono apparsi, tra altre, sulle riviste: Anterem, Atelier, Capoverso, Galleria, Gradiva, Hortus, La clessidra, Le voci della luna, Microprovincia, Niebo, Pagine, Vernice.
 
 
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Si ringrazia per la realizzazione di questo ebook Rolando Cherubini, fotografo della foto di copertina.