Un duo continuo la poesia di Daniela Casarini. La poetessa si lascia trasportare nei versi, raccontandosi in ogni sillaba, attraverso gli occhi dell’altro. Decisamente amato e amante l’interlocutore della poesia; decisamente intenso l’iter dentro l’io stesso ed il percorso che dà ai propri versi, tramite questo rapporto dualistico. La poesia di Casarini non è soltanto un raccontare un momento, ma è il dettaglio del momento stesso che prende forma nella sua importanza. La sua poesia parla di ogni minima parte celata, svelando e denudando gli attimi compresi tra l’inconscio e la ragione; “in quella stanza / solco di luce”. La sua poesia quindi è svelatrice, dà luce alle cose poco distinte dal solo corpo, parla con l’anima. Non mancano i particolari della vita intima familiare dove gioca sempre il duo, il noi, le due figure centrali della poesia intera “tra il pane e l’aceto / con le porte”, dove sfilano dalle immagini apparentemente più banali e quotidiane, a quelle più intense: “non ho angoli piatti, seppure siano tetri / o ferruginosi”. Ché poi nel dettaglio l’io, la poetessa, impara la verità delle cose, l’interezza e la separazione dell’io stesso dal sogno “dicevamo di due metà / dell’odore perfetto, che poi / fu solo un tagliar corto / d’unghie e di semi”; quasi come un rimpianto, o forse semplice delusione. “stavo bene con te, quando raccontavi rosari”, “tienimi nell’inconsistenza”: pur comprendendo l’importanza, l’io cerca la leggerezza e tutto l’amaro che ne deriva, tra cui la consapevolezza e la semplice paura del distacco.
“Metti su un disco del sessanta” – ecco la poesia di Antonio Fiori, che con questa raccolta ci mette di fronte a delle immagini, che sembrano delle vecchie polaroid, tutte con un filo conduttore, tutte con lo stesso fine. Fiori infatti non sembra voler sorprendere, non sembra nemmeno voler confondere il lettore, ma vuole dire, semplicemente, la verità delle cose. E’ così la poesia di Fiori: continuamente riflette all’interno la realtà, come uno specchio. Questo fanno le immagini nitide, il linguaggio tutto naturalmente accompagnato dagli eventi, dai pensieri, dalle cose. Tutto in una linea ben precisa che sottolinea lo scorrere degli eventi. Lui spettatore, con un tono pacato, sottolinea come la realtà va presa così com’è, senza inquietudine, senza perplessità, anche se poi, nell’autore, sembra lasciare dell’amaro. Una forma anche molto fiera e convinta, la poesia di Fiori, perché “si vive bene anche così, senza ascoltarsi”. Le persone, le cose, non determinano probabilmente lo stato d’animo del poeta, ma lo accompagnano semplicemente, perché sono e perché così devono essere; una consapevolezza disarmante della realtà, che denuncia continuamente anche una leggera assenza. Ma cosa rimane assente nella realtà disegnata dal poeta? “Sentì allora la vita / calce viva da cui fuggire”; “s’apre il sipario / - che si compia un disegno / o un miracolo.” E’ come se la realtà non bastasse e cercasse il miracolo, il disegno.; la convinzione inconscia forse che c’è altro ad aspettarci? “Come aquila incombe / invece è agnello / -vita inerme che dura.” – è questa la vita: ci incombe e la si può vivere per com’è, forse in continua attesa di qualcosa, forse semplicemente vivendola con occhio spettatore.